Antonio Pancamo Puglia: la cultura musicale trasforma la società
La cultura, anche quella più nascosta, anche nelle periferie, in qualche modo arriva, in qualche modo attecchisce.
Antonio Pancamo Puglia
Ci sono persone che più di altre hanno la fortuna di nascere nel posto giusto, al momento giusto e di seguire delle strade che permettono di avere una visione più ampia della realtà che li circonda.
È il caso di Antonio Pancamo Puglia, nato ad Agrigento nel 1978.
Una città periferica, eppure anche lì arrivavano, pur sottotraccia, i segnali e gli stimoli di un momento d’oro per la storia della musica lungo un periodo, perdurato attraverso gli anni ’80, ’90 e 2000, che avrebbe dato il via a tantissimi cambiamenti nello stile e nella fruizione musicale.
Essere un ragazzo appassionato di musica in una città periferica come Agrigento non dev’essere stato di certo facile. E allora bisogna adattarsi, bisogna ricercare i dischi che non sono facili da trovare, bisogna informarsi e fare rete con gli altri appassionati di musica (tanti in verità) capaci di poter condividere cassette, riviste, opinioni, canzoni da ascoltare e suonare insieme.
Tutto questo ha lasciato in Antonio Pancamo Puglia un segno indelebile che ha marchiato per sempre il suo futuro.
Antonio è oggi, da tempo, un giornalista musicale a livello nazionale, attivo da oltre vent’anni sulle pagine di alcune prestigiose testate musicali: Jam e Il Mucchio Extra in passato (si tratta di pubblicazioni storiche che ormai non esistono più [n.d.R].) e attualmente la webzine SentireAscoltare , con cui collabora attivamente dagli esordi.

Ma Antonio Pancamo Puglia è anche un chitarrista, un insegnante e un operatore turistico.
E proprio l’esperienza che ha maturato negli anni nelle sale prove gli ha permesso di conoscere a fondo il panorama musicale locale, anche dal punto di vista di chi cerca di salire su un palco in un territorio che pare aver scordato che anche la musica è cultura.
L’esperienza con i suoi studenti gli ha permesso di conoscere anche i cambiamenti e le inquietudini delle nuove generazioni, mentre gestire una casa vacanze lo mette invece ogni giorno in contatto con l’Agrigento vista dai turisti.
Antonio Pancamo Puglia è per Agrigento una risorsa fondamentale per la cultura, non solo musicale, proprio perché ha vissuto un’epoca di cambiamenti, osservati da angolazioni diverse e privilegiate.
Breve storia della scena musicale di Agrigento dagli anni ’80 ad oggi
“È necessario un piccolo discorso storico relativo a come è stata vissuta la musica nel territorio agrigentino, in particolare la musica rock”, racconta Antonio. “Molto meritorio è stato il lavoro di Paolo Punturello negli anni ’80, a cui va il merito di aver fondato la prima radio rock indipendente di Agrigento [Radio Agrigento 1 n.d.R.], aprendo poi le porte dello Shaker Club negli anni ’90 a tanti artisti di culto, locali e non, tra nomi noti (ricordo i catanesi Uzeda) ma anche emergenti e alle prime armi.
Nel 2008 e nel 2009 grande importanza ha avuto anche il Temple Rock Festival a San Leone, un festival dedicato alla scena indie, che è stato anche uno dei primi palchi per Colapesce e Di Martino.
Nello stesso periodo, un locale come il Mojo ha tenuto stagioni ricchissime di musica di alta qualità in Piazza San Francesco. Sono passati da lì, tra gli altri, Lo Stato Sociale e il compianto Paolo Benvegnù, in concerti indimenticabili e partecipatissimi, curati dal promoter siracusano Paolo Mei.
Mi vengono in mente, in passato, anche il Blues and Wine Festival di Joe Castellano, o il Black Side Festival alla fine degli anni ’90.
Capitava in quegli anni di andare per caso a un concerto gratuito in spiaggia e ritornare a casa per poi scoprire di aver visto Peter Green dei Fleetwood Mac!
Quel periodo, apertosi a inizio decennio con eventi di culto come un Mandorlo in Fiore in Palatenda al vecchio eliporto (ospiti i Liftiba) o un concerto organizzato dall’Arci John Belushi dei grandissimi, quanto poco conosciuto Thin White Rope (1990, all’Arena Sciascia), penso che si possa considerare un momento dorato della musica dal vivo ad Agrigento.
In quel periodo non si aveva paura ad investire nella musica ed era possibile anche ingaggiare artisti internazionali, e si osava tanto.
Nel 1995 abbiamo avuto Robbie Robertson portato dalla giunta provinciale di Stefano Vivacqua, un evento che ancora risuona come mitologico, eppure è successo!
E certamente sono passati, anche in epoche a me precedenti, altri grandi nomi di cui adesso non mi sovviene (ho citato solo, selettivamente, quelli che più mi hanno colpito).
Oggi sappiamo bene creare questo tipo di eventi comporta enormi difficoltà, come possono testimoniare gli organizzatori di due grandi rassegne degli ultimi anni, Ellenic Festival e FestiValle, che lottano ogni giorno per riuscire a portare la grande musica internazionale anche in un luogo periferico come Agrigento”.
Il lavoro da giornalista e scrittore
È proprio nel contesto artistico e sociale appena delineato che Antonio Pancamo Puglia nutre l’idea di diventare giornalista, che lo avrebbe poi portato, passando da Milano, a portare “a casa” la sua attività di divulgatore musicale e saggista.
“Io nasco come giornalista – spiega Antonio Pancamo Puglia -, anche se ad Agrigento sono in pochi a saperlo perché non ho mai scritto per testate locali.
Ho iniziato con alcuni articoli per Ondarock, sito molto conosciuto a livello nazionale.
Attualmente scrivo per SentireAscoltare, con cui collaboro dal 2003. Si tratta di una testata giornalistica registrata, che opera online e che da due decenni si occupa di informazione musicale a 360° a livello nazionale. Negli anni, è diventata un punto di riferimento nell’ambito della cronaca e della divulgazione musicale.
In passato ho collaborato con Jam e con Il Mucchio Extra, che però ormai non esistono più a causa della crisi dell’editoria stampata, per cui ho realizzato decine di articoli, monografie, recensioni ed interviste.
Sono anche autore del libro Depeche Mode. Touch Faith – Testi commentati, saggio edito da Arcana nel 2011, e tra le altre cose ho collaborato alla scrittura di diverse voci del Dizionario del Rock della Zanichelli curato da Enzo Gentile e Alberto Tonti.
Ho anche tradotto dei libri di critica musicale dall’inglese per piccole case editrici di settore”.
33 giri di parole: la musica raccontata con i vinili
L’attività culturale che vede ormai da anni Antonio maggiormente attivo nel territorio è però una sua creatura: 33 giri di parole.
“L’esperienza parte nell’autunno 2012 da un’idea di Amedeo Bruccoleri, indimenticato libraio e operatore culturale della città.
In quegli anni la sua libreria Capalunga è stata un grande centro culturale di Agrigento, con tanti eventi culturali e presentazioni di libri di tanti autori famosi, con il grande merito di raccogliere attorno a sé quelli che poi sarebbero diventati i protagonisti della cultura di Agrigento.

In quei tempi un altro mio punto di riferimento culturale è stato il Funduk, spazio indipendente nel centro storico, sede di diversi eventi e rassegne curate da Beniamino Biondi; è lì che abbiamo fatto un primo evento, una sorta di prototipo di quello che avrei fatto in futuro: una serata in cui commentavo alcuni videoclip dei Beatles (grande passione mia e di Beniamino dai tempi delle scuole medie).
In seguito a quella serata e alla presentazione del mio libro sui Depeche Mode nei locali della libreria Capalunga, ad Amedeo venne in mente di creare un format che prevedesse l’ascolto integrale e guidato di un disco. Mi chiese di trovare un nome e “33 giri di parole” fu il primo che mi venne in mente, anche se pensavo che fosse un nome terribile”, ricorda Antonio con una risata. “Devo ammettere che alla fine mi ha portato bene perché da allora io non mi sono più fermato.
Questo format consiste nell’ascolto commentato di un intero album, di una discografia o di un tema musicale o un genere specifico”.
33 giri di parole è un format vincente soprattutto perchè non rimane ancorato soltanto ad uno specifico linguaggio musicale, ma è capace di adattarsi ai contesti culturali più disparati, come spiega lo stesso Antonio .
“Non mi occupo soltanto di musica indie o alternativa, per quanto venga da quel mondo. Nei miei incontri ho trattato anche di musica classica, di cantautori, di musica pop e mainstream, di musica siciliana e popolare.
Sembrerà banale ma, penso che tutta la musica abbia un suo motivo per essere conosciuta ed esplorata perché racchiude storie, persone, idee, visioni del mondo e della vita con cui costantemente confrontarsi, da cui non può non derivare un arricchimento.
Negli incontri, che in pratica sono dei podcast dal vivo, accompagno il pubblico in un percorso musicale attraverso le mie parole, permettendo di conoscere e approfondire la conoscenza musicale, dal punto di vista tecnico, critico e biografico, e/o dei temi trattati.
Nel corso degli anni mi ha accompagnato spesso anche Rockerduck Vinyl Dj, ovvero, Martino Gaziano (sì, usiamo i vinili veri, coi giradischi veri. Esistono ancora); ci hanno chiamato anche fuori da Agrigento, per alcuni eventi a Mussomeli, di cui siamo regolarmente ospiti.
In tutti questi anni ci siamo esibiti in tantissimi contesti diversi, riuscendo a creare ogni volta un’atmosfera speciale che richiama tanti amanti della musica”.

Raccontare la cultura con tutti i mezzi possibili
La musica però non è una cultura chiusa in un compartimento stagno, ma vive di continue influenze e intersezioni con le altre arti. Antonio Pancamo Puglia è riuscito allora a creare un microcosmo in cui musica letteratura, teatro e cinema si alleano per comunicare al meglio, con tutti i mezzi possibili, la storia del passato recente e contemporanea della nostra società.
“Ho avuto il grandissimo privilegio di portare la mia ‘cosa’, pur con altri nomi, in posti incredibili come il Parco Archeologico della Valle dei Templi, sia al Tempio di Giunone che al Giardino della Kolymbethra, in collaborazione con il FAI la cui attività culturale è assolutamente meritoria.
Ho collaborato con gli ideatori di Ellenic Festival e l’operatore culturale Roberto Bruccoleri per Ellenic Books all’OpenSpace Theater, una rassegna che prevedeva l’incontro e il racconto di tre autori e tre libri diversi a tema, ovviamente, musicale, con l’ascolto di brani.
Molto riuscita è stata anche una collaborazione del 2024 con Festivalle e Libri in Cortile: un incontro con Geoff Dyer, giornalista del The Guardian, che ho intervistato dal vivo in lingua inglese, accompagnato da musicisti jazz.
Ai tempi del Covid ho fatto una diretta Facebook da ImmaginA Coworking…
Poi, poi… ho curato una rassegna di film musicali per il Teatro La Posta Vecchia di Agrigento, e fatto diversi incontri con visione e commento di videoclip.
Un’altra bella esperienza è stata la consulenza che ho offerto al Museo Pietro Griffo per una mostra su Archeologia e vinili, per cui ho curato la colonna sonora e la selezione dei brani in ascolto durante l’esposizione, che è durata sei mesi. Devo dire che ho fatto un po’ troppe cose in questi anni, ora che ci penso [ride, n.d.R.]”.
Antonio Pancamo Puglia: la divulgazione come mix unico di intrattenimento e informazione
“Quello che faccio ad Agrigento mi consente di portare sul campo la mia passione per la divulgazione.
Nella mia vita sono impegnato in uno studio perenne e costante, incline alla mia curiosità e voglia di comunicare.
È il mio modo personale di fare cultura, di diffondere informazioni e curiosità, educando all’ascolto.
Ed è una formula che funziona: un ibrido tra intrattenimento e informazione, qualcosa che penso sia abbastanza originale.
È una cosa in cui metto in campo anche nella mia esperienza di insegnante.
Sono figlio d’arte: i miei genitori erano entrambi docenti al liceo classico “Empedocle”, di cui poi sono stato studente (e per un brevissimo tempo supplente), per cui l’insegnamento resta la mia vocazione primaria. Ma non insegno musica: insegno latino, greco, italiano, storia, filosofia, inglese…
Insomma, per farla breve penso che nessuno di noi è un’isola e che il sapere, inteso mai in senso assoluto, ha senso solo se condiviso”.

Il ruolo della musica ad Agrigento ai giorni nostri
Finora abbiamo esplorato quel che ha significato la musica nella crescita personale di Antonio, e il suo impegno per la divulgazione della cultura musicale nella società agrigentina dal 2012 ai giorni nostri.
Ma è fondamentale cercare di comprendere qual è il ruolo della musica ai giorni nostri ad Agrigento, soprattutto in termini di crescita culturale delle nuove generazioni.
“La musica ormai ha perso da tempo la centralità che aveva: una volta era soprattutto un veicolo, un mezzo per creare e formare delle identità. Era un modo per abbracciare un certo tipo di visione nel mondo.
Oggi, come dice Massimo Zamboni dei CCCP in un bel documentario (“Kissing Gorbaciov”) che ho visto ultimamente grazie all’Arci John Belushi, la musica non è altro che una forma d’intrattenimento come qualsiasi altra.
Ma ci sono molte altre funzioni che la musica può avere anche ai giorni nostri, e 33 giri di parole secondo me serve proprio per andare oltre, per squarciare questo velo.
Serve anche a trovare un terreno comune, un modo per ascoltare la musica collettivamente e andare anche a cercare i significati che questa forma culturale ha sulla vita di tutti i giorni.
Si tratta di una sfida sempre aperta.
Se guardiamo a quello che accade anche agli eventi legati al cinema e alla letteratura, il pubblico di oggi è capriccioso, distratto, si annoia facilmente e si accontenta di eventi generalisti, o solo di ‘esserci’.
È estremamente difficile coinvolgere e interessare il pubblico, e gli altri operatori culturali in città, come me, converranno sicuramente.
Con 33 giri di parole riesco a raccogliere una piccola nicchia che ha voglia di conoscere e condividere, per fortuna con risultati sempre rassicuranti.
Devo anche ammettere – dice Antonio – che il mio pubblico ha sempre un’età medio alta. È davvero difficile coinvolgere i giovani e avvicinarli alla musica, paradossalmente, o meglio a un certo modo di fruirla che non siano i trenta secondi su Tik Tok.
Grazie al mio lavoro da insegnante riesco a disporre di un osservatorio privilegiato sui giovani, e si tratta di un argomento lungo e complesso da analizzare. Di sicuro non bisogna perdere mai la speranza, e cercare di coltivare nei giovani la funzione sociale e aggregativa della musica, alla ricerca – non semplicissima – di nuovi canali per tentare di coinvolgerli. Al giorno d’oggi è tutto molto frammentario e individualistico”.

Il futuro della musica ad Agrigento secondo Antonio Pancamo Puglia
“Riguardo al futuro della musica ad Agrigento io francamente vorrei una crescita, numerica e qualitativa, delle realtà musicali che esistono già sul territorio agrigentino.
Vorrei vedere più band e meno cantanti.
Mi piacerebbe inoltre vedere crescere tutti coloro che da anni, come me, si adoperano in qualche modo per la cultura ad Agrigento in diversi modi e in diversi campi; non li nomino, a quello ci pensate voi di Become Agrigento [ride n.d.R].
Spero che, nonostante tutte le difficoltà che siamo costretti a fronteggiare ogni giorno, nessuno molli la presa e che si riesca a raccogliere sempre più soddisfazioni dal proprio lavoro.
Sarebbe bello veder nascere anche nuove realtà oltre alle esistenti: mi piacerebbe ad esempio potermi confrontare un giorno con una figura giovane (io non sono proprio di primissimo pelo, eh) che si occupi del mio stesso ambito culturale, che potesse affiancarmi e a cui potrei un giorno lasciare il testimone. Purtroppo, al momento, non vedo un ricambio nelle generazioni più giovani.
Ma mi basterebbe vedere qualcosa, anche di diverso, che vada nella mia stessa direzione.
Ci vorrebbe sicuramente più attenzione, da parte di chi possiede i mezzi, all’impatto culturale che ha la musica nella crescita della società, di capire che la musica ha un alto potenziale educativo.
Bisognerebbe incentivare la produzione di musica nuova, dando spazio ai concerti che non siano solo di cover band ma che promuovano musica inedita.
Questo comporta un incentivo all’aggregazione, alla condivisione e scambio che implica la scrittura di brani originali e le conseguenti prove che precedono gli spettacoli live.
È un circuito che ha sempre funzionato.
Sarebbe necessario favorire la crescita di una comunità musicale, cercare un modo di fare rete e sostenerci a vicenda in un territorio così ricco di cultura, ma anche così difficile.
Spero che ci si renda conto che Agrigento dal punto di vista musicale ha ancora molto da offrire, ma che soprattutto ha un pubblico interessato che può crescere.
Che deve crescere.”


