La festa di San Calogero di Agrigento
Non si può conoscere Agrigento se non si prende in considerazione la devozione degli agrigentini per San Calogero.
Nonostante il patrono della città sia San Gerlando, a cui è dedicata la cattedrale, il culto di San Calogero non conosce eguali nel cuore degli agrigentini, per i quali il Santo nero è dispensatore di grazie.
Si tratta infatti del Santo che viene invocato più spesso dagli agrigentini in cerca di aiuto nelle situazioni di difficoltà.
“E chiamamu a ccu n’aiuta: evviva San Calò” è il grido dei devoti per richiamare l’intercessione del Santo. Spettacolare e tradizionale, il canto votivo di San Calò è entrato nell’immaginario culturale anche per i cori che i tifosi dell’Akragas rivolgono al santo nero nei momenti difficili delle partite di calcio.

La Festa di San Calogero è una parte fondamentale del culto di Agrigento, e trova la sua espressione di devozione più grande nella prima settimana di luglio, il periodo in cui sono riservati i festeggiamenti al Santo.
La devozione degli agrigentini per il Santo Nero è papabile al momento dell’uscita del fercolo dalla Chiesa di San Calogero, quando un tappeto colorato e vociante di devoti aspetta sotto il sole cocente di poter porgere il saluto al Santo al grido di “Evviva San Calò”.

San Calogero è conosciuto soprattutto per la sua azione di carità nei confronti degli ammalati di peste, che vivevano fra stenti e sofferenze, che il Santo si premurava di curare e di procurare cibo, raccogliendo da mangiare presso gli abitanti della città. La gente del posto, per paura del contagio, rispondeva alla richiesta di cibo da parte di San Calogero lanciando il pane dalle finestre. Il lancio del pane divenne poi, nel corso dei secoli successivi, una pratica tradizionale dei festeggiamenti in onore del Santo.
Soltanto recentemente questa tradizione venne abolita per contrastare lo spreco di pane e venne sostituita con donazioni di cibo da parte dei cittadini verso associazioni di beneficenza.
Rimane però la tradizione di consumare il “Pane di San Calò”, realizzato in piccole forme tonde e aromatizzato con il semi di finocchio, dalle proprietà digestive e curative, forse per ricordare l’effetto taumaturgico del Santo.
Il momento saliente del rito è quello in cui i devoti salgono sulla statua, trasportata in spalla dai confratelli “Portatori di San Calogero”. Si tratta di persone che hanno una “promisa” nei confronti del Santo Nero, solitamente per grazia ricevuta.

Molto sentita è anche la tradizione della benedizione dei bambini, vestiti con abiti votivi bianchi che ricordano il saio del Santo, che i genitori dedicano come promessa al Santo nero dopo aver ricevuto una grazia.
La festa di San Calogero non può prescindere dai “tammurinara”, devoti vestiti con la tradizionale casacca bianca e bandana, che girano la città suonando i tamburi con un ritmo antico, che accompagna anche la processione del Santo per le vie della città.
I festeggiamenti si tengono tradizionalmente nella prima settimana di luglio, da domenica a domenica, le due giornate in cui è prevista la processione della statua del Santo per le vie della città. Durante la settimana però sono in programma numerosi appuntamenti religiosi, con Sante Messe celebrate quotidianamente presso il Santuario di San Calogero, e anche appuntamenti legati alla tradizione popolare.
La città per l’occasione viene allestita a festa con grandi luminarie, bancherelle di venditori ambulanti sono dislocate nelle vie del centro e si possono incontrare anche carretti e motoape bardate in stile siciliano.
Fa parte della tradizione anche lo spettacolo pirotecnico che si svolge alla fine delle due domeniche di processione, quando la popolazione si raduna al viale della Vittoria in compagnia della statua di San Calogero, per osservare i fuochi d’artificio sparati più a valle (tradizionalmente dalla villa del Sole) prima che il Santo ritorni a rinchiudersi dentro al suo Santuario.


