Daniele Magro: l’importanza di farsi sentire
“Per me la cosa più importante era farmi sentire”.
Daniele Magro torna, una sera di dicembre, sul palco del Teatro della Posta Vecchia di Agrigento che segnò il suo debutto.
Questo palco, che lo accolse ancora bambino alle prese con la sua prima esibizione, adesso lo circonda con l’affetto della sua città, a cui ritorna come autore affermato.
Daniele Magro si fece conoscere al grande pubblico nel 2009, a soli 19 anni, come partecipante alla seconda edizione di X-Factor.
“Non ero pronto per la televisione – racconta Daniele. – In quel periodo ero soltanto una faccia, mentre io avevo delle cose da dire”.
Seguì per lui un periodo di crisi e di crescita, in cui Daniele si dedicò alla scrittura di canzoni, sperimentando tanto alla ricerca di uno stile personale. A guidarlo è sempre stata l’urgenza di poter esprimere io mondo che aveva dentro, una visione che voleva fortemente condividere con gli altri.
Arrivò per lui il giorno in cui “il talento incontra l’opportunità” e, mentre la fama gli era piovuta addosso, il successo è invece andato a cercarlo fin dentro la sua stanza piena di musica e parole.
“Daniele, non avresti una canzone per Emma?”.
A porre la domanda era stato Fabrizio Ferraguzzo, produttore dei maggiori artisti italiani che Daniele aveva conosciuto proprio a X-Factor.
Si tratta di un personaggio fondamentale nel panorama musicale italiano, che anni dopo si occuperà della produzione della band italiana con più successo internazionale nella storia musicale moderna, i Maneskin, ed entrerà a far parte della giuria musicale dei Grammy Awards.
Daniele di canzoni ne aveva 20.
Cercava la sua voce da cantautore, ma non aveva mai pensato, prima di allora, di poter diventare un autore. Ma quando qualcosa deve succedere, è il destino che ti viene a cercare.
Da allora l’ascesa di Daniele Magro è inarrestabile.
Scrive canzoni per i migliori interpreti della musica italiana contemporanea: Marco Mengoni, Fiorella Mannoia, Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Michele Bravi, Noemi, Benji e Fede, Chiara Galiazzo, l’iconica Raffaella Carrà e anche per l’irraggiungibile Mina.
Nel suo palmarès ci sono dischi d’oro e di platino e canzoni che sono entrate nella storia della musica italiana.
Premi, successi e notorietà però non intaccano l’animo di Daniele Magro, che torna nella sua patria non da profeta, ma da agrigentino con qualche storia in più da poter raccontare.
Daniele non si è montato la testa e dal palco della sua città racconta del suo successo professionale con gratitudine e riconoscenza, senza abbandonare quell’aria timida che insieme alla sua ironia rendono i suoi racconti magnetici. Il palco trema, insieme al cuore del pubblico, quando intona due delle sue canzoni, accompagnato al piano da Marco Savatteri.
La sua voce è balsamo, le sue parole toccano i cuori del pubblico che diventa un’unica emozione condivisa.

A fine spettacolo Daniele Magro accoglie l’affetto della sua gente che si avvicina per una foto,per un abbraccio, per ringraziarlo per le emozioni, raccontandogli di come hanno cambiato la vita delle persone.
E per “ogni stronzo che è passato da qui e mi ha detto ‘non ce la puoi fare'” (come racconta nella sua canzone “Il giorno che ho imparato a camminare“, dedicato ad Agrigento) Daniele ha avuto l’appoggio di tanti altri agrigentini che hanno sempre fatto il tifo per lui e che adesso lo guardano con orgoglio.
“Qui ad Agrigento non c’erano i mezzi – ricorda Daniele -. Forse è stato proprio questo, l’andare per sottrazione che mi ha permesso di impegnarmi di più, mi ha dato modo di poter sperimentare”.
–Partire da Agrigento non deve essere stato facile
“Io credo che Agrigento sia una bellissima realtà, ma che ci sia ancora tanto da fare.
Penso soprattutto ai ragazzi che si approcciano al mondo del lavoro, in modo particolare al lavoro legato alla cultura, perchè Agrigento è comunque una città che fa cultura e che può farne ancora di più.
Non serve trincerarsi dietro l’alibi che è una città del Sud e non ci sono mezzi – dice Daniele -. Secondo me bisogna investire molto di più sui ragazzi, sulle loro passioni, anche solo come punto di partenza.
Io ho avuto un percorso che mi ha portato lontano, vivo fuori Agrigento ormai da molti anni, però sono comunque partito da qui e ho dovuto cercare autonomamente i mezzi per poterlo fare.
Ad Agrigento servirebbe costruire una sorta di “starter pack”, che è un po’ quello che fa Marco Savatteri con La Casa del Musical, ma è anche quello che fanno le tantissime realtà di scuole di musica.
Se le istituzioni dessero più lustro anche a questi piccole realtà soprattutto i ragazzi, i giovani artisti, quelli del futuro, ne gioverebbero tantissimo”.
– Come vedi la Agrigento del futuro, dal punto di vista musicale?
“Già negli ultimi anni ci sono delle belle realtà, come il Festivalle, e ci sono stati tantissimi concerti. Probabilmente bisognerebbe sfruttare di più quegli spazi urbani, non necessariamente archeologici, che possano anche rivalutare delle zone che urbanisticamente sono un po’ abbandonate, come ad esempio il centro storico.
Penso che l’arte e la creatività non debbano per forza essere fatte in luoghi prestabiliti, quindi anche laddove apparentemente non può crescere un filo d’erba magari poi, con il giusto pensiero, con i giusti progetti, diventano invece delle culle di arte e creatività”.
C’era un ragazzo che aveva qualcosa da dire.
C’è adesso un uomo che ha dato parola alle emozioni di intere generazioni




2 Comments
Ylenia
Tanti spunti di riflessione per chi vuole intraprendere un percorso simile al suo. Si può vivere in una piccola realtà di provincia e provare comunque ad esprimere la propria arte e creatività altrove, tornando “a casa” e dando uno scossone alla propria realtà. Bravo Daniele e brava Vanessa, ottima intervista.
Vanessa Castronovo
Grazie Ylenia!
Il percorso artistico di Daniele Magro è davvero l’emblema del fatto che partendo da Agrigento si può arrivare ovunque.
Il vero problema è per chi decide di rimanere.
La storia di Daniele è una bellissima storia ispirazionale che permette di capire che la preparazione il lavoro sono importanti per crearsi quelle opportunità che possono svoltare la vita.