La festa di Santa Lucia ad Agrigento
Mentre nel nord Italia la festa di Santa Lucia è molto sentita, rappresentando una sorta di anticipazione del Natale, ad Agrigento è una tradizione legata ormai solamente al lato gastronomico.
È infatti il giorno in cui tradizionalmente viene consumata la “cuccìa”, il grano cotto.
La “cuccìa” si prepara in casa dopo una lunghissima cottura, con una ricetta che prevede grano cotto, ceci, scorze d’arancia e alloro. Viene consumata come se fosse una zuppa calda, ma generalmente con lo zucchero al posto del sale.

Nelle pasticcerie è invece possibile trovare la cuccìa come dolce al cucchiaio, servita con ricotta o crema, aromatizzata con scorze di arancia o cioccolato.
Secondo diversi studiosi la cuccìa potrebbe essere una derivazione del kykèon, una pietanza a base di chicchi di grano che veniva consumata durante i misteri eleusini in onore di Demetra.
La sua origine però viene fatta risalire ad una leggenda: Palermo piegata dalla carestia viene salvata da un bastimento carico di grano in risposta alle preghiere della città a Santa Lucia. I palermitani, affamati, non vollero perdere tempo a macinare il grano e decisero di bollirlo: nacque la cuccìa.
L’etnologo Giuseppe Pitrè racconta che negli anni la devozione soprattutto delle giovani ragazze popolane, fece in modo che il 13 dicembre ci si astenesse dal consumare farinacei macinati, quindi pasta e pane, in favore della cuccìa e del riso.
Ancora oggi il giorno della festa di Santa Lucia è “l’arancina day“, in cui pasta e pane vengono sostituite dalle arancine.

Dalle classiche versioni “accarne” (con ragù) o “abburro” (con prosciutto e mozzarella), fino alle versioni più fantasiose e gourmet, l’arancina ai giorni nostri è diventata la vera e propria protagonista della festa di Santa Lucia.



